Un titolo sintetico o meglio, ermetico, che spiega in sole tre parole un progetto fatto di ingredienti semplici, dietro cui si celano finalità in realtà assai complesse e di ampio respiro.
Io pascolo ovunque, come talvolta accade, pur usando parole che sembrano scontate, necessita in realtà di una parafrasi che ne fornisca la chiave di lettura, a partire dal soggetto, quell’io, dietro cui si nasconde non tanto Sauro Biffi, direttore del Giardino delle Erbe di Casola Valsenio, e che è colui che ha gettato il seme dell’attività, o Sabrina Ancarani, frizzante docente dell’Alberghiero di Riolo, che, insieme a Biffi, l’idea l’ha voluta coltivare , ma piuttosto gli alunni, che hanno aiutato a portare a frutto la proposta didattica.
Si tratta di un io collettivo, perché ad essere coinvolti, simultaneamente, sono sia i ragazzi di prima, sia quelli di quinta, con le loro diverse competenze, esperienze e abilità; un progetto che non esclude nessuno ma che anzi punta all’inclusione di tutti, mediante l’interazione e la collaborazione tra ragazzi, tra alunni e docenti e tra scuola e territorio.
Ed è proprio il legame con il territorio a fornirci la chiave di lettura del verbo pascolare, perché anche se pensiamo di trovarci di fronte ad una parola semplice e scontata, ad un’analisi più approfondita rimaniamo spiazzati dalla profondità dei contenuti che questa nasconde.
Pascolare è un termine bucolico, che ci riporta idealmente alla ricerca e al consumo di ciò che la natura ci offre, ma la vastità dei saperi che il termine sottende non sono per nulla scontati, soprattutto al giorno d’oggi, quando tante conoscenze empiriche sono svaporate insieme alle tradizioni e alla cultura rurale del nostro passato.
Erroneamente quando si parla di cultura si pensa solo ed esclusivamente al binomio banco-libro, oppure, come dichiarato negli intenti del quarto obiettivo dell’Agenda 2030, ci si ripropone di fornire ad ampio raggio un’istruzione di qualità. In questo l’Alberghiero di Riolo si sente un capofila, essendo Polo per la Scuola Digitale, ente organizzatore del Campionato Nazionale di Pasticceria, protagonista pluripremiato in concorsi nazionali ed internazionali, Istituto all’avanguardia nei progetti di integrazione; eppure tutto ciò non basta.
C’è un sapere che travalica le mura scolastiche e sta contemporaneamente alla base della formazione e all’apice della medesima. Si tratta di un sapere dimenticato, a cui Sabrina e Sauro, hanno voluto rivolgere la propria attenzione. Dietro questa idea si cela il secondo significato della parola pascolo, che da verbo si fa sostantivo. La Natura stessa diviene aula didattica e il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio ne costituisce il luogo più adeguato. Questa “scuola delle erbe” ha aperto le porte ai nostri ragazzi che, come attestato dal video da loro realizzato, hanno potuto “sfogliare sul campo il libro delle piante edule”.
Conosce, riconoscere, raccogliere e utilizzare quanto di commestibile la terra ci propone; capire e prendersi cura, ascoltare e quindi rielaborare, in particolare storie ed antiche ricette, proprio come accade al vecchio valzer di Casadei, reinterpretato dallo chef e musicista Alex Fabbri, che ha offerto come colonna sonora del filmato la propria versione del classico dal titolo “Dolore”. Suoni e sapori di un territorio che si è lasciato scoprire dai giovani, i quali hanno avuto la possibilità di conoscere oltre alle erbe anche altri prodotti delle terre di Romagna, come l’Olio Brisighello, nato in quelle aule all’aperto che che sono gli antichi uliveti, e non potevano mancare le tradizionali stampe romagnole, artisticamente realizzare dalla stamperia Pascucci di Gambettola sin dal 1826.

Il pascolare è quindi anche il cibarsi di cultura, di tradizioni, di origini, che diventano per noi spunto di conoscenza e punto di partenza, tanto nella nostra vita quanto nella nostra professione. Io pascolo ovunque rappresenta la riscoperta dell’uso di ingredienti semplici e naturali, il cui consumo è legato tanto al gusto quanto al benessere, perché la vera innovazione oggi è forse
proprio il ritrovare quanto perduto, in termini di sapere empirico e abilità pratico-manuali; conoscenze che non sono fini a se stesse e che, soprattutto, non sono ascrivibili ad un solo territorio. Ed ecco la spiegazione del termine ovunque, perché la ricerca e l’utilizzo delle piante edule è un bagaglio che può essere portato con se, in qualunque luogo, in una sorta di transumanza ideale, che ci permettere di sopravvivere dappertutto.
Il valore di universalità che traspare dal progetto è uno degli elementi che più lo rende accattivante e che nell’immediato gli ha già fruttato una prima premiazione a Matera, il 19 Novembre scorso.
Il Premio è stato ritirato con soddisfazione al cospetto del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, dagli alunni Rava Emanuele (5A), Fourat Messaoudi (5B), Samorè Laura (5A), Lanzoni Gregorio (5A), Moretto Clarissa (5A), Adda Abdelkader (5A), Davi Giulia (1D),
Paltretti Micol (1D), guidati sul loro setiero di riscoperta da Sauro Biffi, daii docenti Sabrina Ancarani, Mario La Piano e dal Vice Preside Gabriele Trioschi. Da non dimenticare tutti i docenti grazie ai quali è stato possibile realizzare il laboratorio, il video e il depliant, come Alex Fabbri, Lorella Ortolani, Angela Pelliconi e il tecnico Gianni Tarroni
Questa prima tappa del viaggio porterà i nostri ragazzi alla scoperta di qualche importante capitale europea, supportati dalla consepavolezza di avere con se un piccolo ma grande bagaglio che li scorterà nell’avventurosa ricerca di nuovi pascoli.


Prof.ssa Giovanna Ziliani, Ufficio Stampa

 

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